Blauer Hase

©2007

Rodeo#7 - Il gioco del limite

Il Gioco del Limite is the seventh event of the project Rodeo.

Blauer Hase asked Arianna Testino to curate an exhibition in Palazzo Carminati’s atelier 7.

The rules of Rodeo#7 are:

The exhibition must concern one of the following colors:
- orange
- green
- red
- purple

There must be at 4 works by 4 different artists.

There must be at least one image, one video, one sculpture.

Curated by Arianna Testino, with Francesco Liggieri, Mirko Morello, Marta Santomauro, Sara Spoladore.

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Il Gioco del Limite è il settimo appuntamento della rassegna Rodeo.

Blauer Hase ha commissionato ad Arianna Testino la curatela e l'organizzazione di una mostra all'interno dell'atelier 7 di Palazzo Carminati.

La regole di Rodeo#7 prevedono che:

Il curatore incaricato dovrà presentare una mostra incentrata su un unico colore, le cui opere dovranno presentare una superficie visibile con una netta predominanza di tale colore;
il colore dovrà essere scelto fra i seguenti:
- arancione
- verde
- rosso
- viola
la mostra dovrà includere almeno quattro opere di quattro artisti differenti;
la mostra dovrà includere almeno un'immagine (fotografia, dipinto, disegno ecc..), un video e un'installazione spaziale (o scultura).

IL GIOCO DEL LIMITE

Mi è stato chiesto di confrontarmi con un limite.
Il limite si chiama colore e si declina in una serie di regole altrettanto nette che dettano i requisiti per la realizzazione della mostra.
La mia responsabilità, come curatore, è stata limitata, inducendomi a riappropriarmene.
È stato innescato un gioco che mette in discussione l’autonomia creativa e decisionale della figura curatoriale e soprattutto dell’artista.
Ho deciso di partecipare al gioco, trasformandolo in un immaginario “telefono senza fili”, in cui ad essere sussurrate nell’orecchio del giocatore successivo sono le regole del gioco stesso, alle quali ne viene aggiunta, di volta in volta, una. I soggetti che danno vita al gioco sono quindi il gruppo committente che ha imposto il primo limite, il curatore, i quattro artisti protagonisti della mostra e lo spettatore. Ho invitato gli artisti a prendere parte al gioco, chiedendo loro di reagire al limite iniziale della regola cromatica, per mezzo della tecnica alla base della propria ricerca, e di fornirne un’interpretazione totalmente libera.
La regola aggiunta dal curatore è consistita nel costringere gli artisti a coinvolgere lo spettatore nel gioco, imponendo alla fruizione dell’opera alcuni vincoli ulteriori che, in qualche modo, spingessero il pubblico a rispondere a tale limitazione. Così facendo, l’artista ottempera alla regola stabilita dal curatore aggiungendovi la propria, declinando il limite fruitivo attraverso espedienti scelti autonomamente e riacquistando una parte, seppur minima, della libertà creativa condizionata dai presupposti iniziali del gioco. Tale operazione conduce a quattro opere profondamente diverse, ma ugualmente percorse da un costante senso di limite che trova, in ciascuna di esse, una declinazione specifica e immediata.

L’installazione di Francesco Liggieri, Amen, riecheggia con forza la frustrazione, l’incertezza e la sensazione di pericolo vissute dall’artista obbligato a rispettare un vincolo creativo non aggirabile e costringe lo spettatore a condividere tale esperienza, limitandone i movimenti in un ambiente “pericoloso” per antonomasia, nel quale il limite assume un carattere diffuso e pervasivo.

Mirko Morello, al contrario, assegna al limite una connotazione puntuale e localizzata, riflettendo sul concetto di limes e traducendolo in una scultura, Gate, che gioca con le idee di soglia e di superamento, attirando lo spettatore in una dinamica di attrazione e di impossibilità fisica che non conosce una soluzione definitiva.

L’opera di Marta Santomauro insiste in modo ossessivo su un duplice livello di limite, tecnico ed emotivo. Voodoo Winding applica il concetto tradizionale di video ad un ambiente volutamente confinato e sigillato da uno schermo trasparente, oltre il quale prendono forma una serie di immagini che si muovono all’interno di un contenitore non solo tangibile, ma anche mentale. Il senso di squilibrio e disordine apparentemente controllati e bloccati al di là dello schermo denunciano in realtà una feroce presa di coscienza del limite di sé e dell’incapacità di liberarsene.

Il trittico fotografico di Sara Spoladore, intitolato Red Saturated Ass, rivela infine uno studio attento,quasi chirurgico, sul valore del vincolo cromatico e della sua compenetrazione con una limitazione spaziale, portando alle massime conseguenze il senso di saturazione e di claustrofobia che colore e ambiente contengono.

Di fronte a tutto questo, il pubblico, protagonista finale del gioco del limite e destinatario del “peso” delle regole accumulate, deve farsi carico della ricomposizione dei “fili” del discorso, in una logica di partecipazione serrata e, ancora una volta, condizionata, ma anche incrementata, dalla presenza dei limiti stessi. La vera conclusione del gioco implica che, a sua volta, il pubblico possa imporre un limite ai committenti, scrivendo le proprie regole.
E il cerchio si chiude esattamente dove si era aperto.

A cura di Arianna Testino.